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Come Funziona il Cohousing

Mai sentito parlare di cohousing? Letteralmente significa “abitare insieme”, di fatto si tratta di un nuovo modo di abitare e di condividere gli spazi. Già largamente diffuso nei Paesi scandinavi, in America, Australia e Giappone, il cohousing sta iniziando a prendere piede anche in Italia grazie ai suoi vantaggi di natura economica, sociale e ambientale.

Cohousing
Le origini e la diffusione del cohousing
Il fenomeno del cohousing nasce intorno agli anni ’60 in Scandinavia grazie all’intuizione di un architetto danese, Jan Gudmand-Høyer, che realizzò un’esperienza di coabitazione con un gruppo di amici.
Ma in realtà il cohousing ha radici più lontane. Riprende il modo di vivere delle corti e dei villaggi di un tempo senza, tuttavia, rinunciare alle molte comodità che la modernità ha portato.
Il cohousing non significa abitare tutti nella stessa casa. Ogni nucleo familiare ha il suo appartamento, ma insieme condividono numerosi spazi e gestiscono servizi utilizzati da tutti coloro che fanno parte dello stesso complesso residenziale. Asili, piscine, lavanderie, palestre sono alcuni esempi di spazi e servizi comuni.
Diffuso oggi in Danimarca, Svezia, Paesi Bassi, Regno Unito, Canada, USA, Giappone e Australia, il cohousing ha iniziato ad affermarsi di recente anche in Italia. Nel 2009, a Milano, è sorto l’Urban Village Bovisa grazie all’impegno di 32 famiglie e, successivamente, anche altri esperimenti sono stati avviati.
Il numero e la natura dei servizi e degli spazi comuni varia molto da caso a caso e dipende dalla volontà di tutti i condomini.
Generalmente si organizzano asili o luoghi di aggregazione per bambini e giovani, si utilizzano piscine o palestre comuni, si amministrano attività per il tempo libero o turni per la cura di orti e giardini o, ancora, si predispongono iniziative per risparmiare come il car sharing, i gruppi di acquisto o la condivisione della rete wi-fi.
L’organizzazione del cohousing difficilmente ha successo se prende vita spontaneamente, meglio quando c’è un’organizzazione esterna che ne gestisce le prime fasi della creazione.
Si parte dall’individuazione di uno stabile da acquistare, si organizza un primo gruppo di famiglie che poi decideranno quali spazi mettere in comune e quali percorsi di gestione avviare.
E in questo modo la litigiosità dei partecipanti è piuttosto bassa, perché si tratta di persone che sono già consapevoli che ci saranno molte decisioni da prendere in comune e quindi sono disposte al dialogo e ad accogliere le idee degli altri trovando soluzioni che soddisfino le esigenze di tutti.

I vantaggi del cohousing
Gli aspetti positivi del cohousing sono molteplici, primo fra tutti un miglioramento della qualità della vita e dello stato di salute di chi entra a farne parte. Condividere spazi ed attività con altre persone, infatti, aumenta le relazioni sociali, stimola l’ingegno e la creatività e aiuta a sentirsi meno soli.
Ci si sente parte di una comunità e questo rassicura le persone, in particolare gli anziani. La diretta conseguenza di questo miglioramento degli aspetti psicologici e fisici è anche una riduzione dei costi sociali e assistenziali.
Anzi, nei Paesi del nord Europa il cohousing è sostenuto dallo Stato stesso che in questo modo risparmia su servizi come, ad esempio, gli asili o l’assistenza agli anziani.
Ma a risparmiare non è solo lo Stato, anche i singoli inquilini traggono un indubbio vantaggio economico dal cohousing. Sfruttando le economie di scala, si può contenere la spesa per l’acquisto dell’abitazione, ma soprattutto si riducono le spese per beni e servizi.
Gli acquisti di gruppo e l’attivazione di attività collettive costituiscono i punti di forza del cohousing: acquisti all’ingrosso di prodotti di uso quotidiano, asili gestiti da ex maestre o il trasporto di più persone con la stessa auto sono alcuni solo esempi di come si può risparmiare.

Da non sottovalutare sono anche i vantaggi di carattere ambientale. Se ci si avvale di una lavanderia comune, ad esempio, si ha un notevole risparmio energetico.
Oppure si riduce l’inquinamento atmosferico prodotto se si utilizza una sola macchina per il trasporto a scuola dei bambini di più famiglie. Inoltre, quando si decide di iniziare un’esperienza di cohousing, si tende a scegliere un complesso residenziale che rispetti certi standard energetici e che risponda ai criteri della bioedilizia.

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