La vera protagonista indiscussa è sicuramente lei: il ministro del Lavoro Elsa Fornero. E se nel momento in cui scriviamo, si legge che i sindacati si sono riuniti per discutere una piattaforma comune così come riportato dall’agenzia di stampa Ansa, il ministro ieri sera a Che tempo che fa ha chiaramente affermato, incalzata da Fabio Fazio, che «a livello umano mi dispiace, ma se i sindacati si chiameranno fuori, il governo andrà avanti comunque perché dobbiamo presentare qualcosa al Parlamento».
Fornero non ha parlato solo di sindacati e articolo 18 («non vuol dire facoltà di licenziare”, ha detto “ma agevolare un’uscita bloccata per favorire l’entrata di chi non ha avuto ancora accesso»), ma anche di stage, flessibilità e date da rispettare per avviare l’agognata riforma, ma ha anche fatto capire che se la riforma del lavoro è importantissima, c’è però bisogno dell’ausilio di tutti e che il Paese torni a crescere per creare occupazione.
Quanto agli stage, l’intenzione del governo è di eliminare quelli in fase post lauream che non agevolerebbero per niente i giovani. «Oggi ci sono ragazzi», ha precisato «che non trovano altro che stage. Lavoro a costo zero quindi senza remunerazione. Io dico: lo stage può essere formativo, ma quando studi, non dopo. Voglio qualcuno? Lo pago. Tutt’al più con contratto flessibile, ma non con uno stage. Io avrei intenzione di eliminare lo stage post formazione. Noi vogliamo ripulire, togliere alcune forme contrattuali utilizzate male e migliorare il lavoro dei giovani a livello quantitativo e a livello qualitativo».
Il ministro ha anche speso parole sul profondo divario tra Nord e Sud «Quando si parla di disoccupazione, i più penalizzati sono giovani e donne. E c’è un profondo divario tra Nord e Sud dove la situazione è tragica, e non è un’esagerazione». Dallo stage alla flessibilità: quella che costa poco «è male utilizzata. La flessibilità deve costare un po’ di più. Un’azienda deve essere spinta ad usare un contratto che vorrei chiamare dominante (ossia subordinato a tempo indeterminato) quindi la flessibilità deve costare un po’ di più. e io propongo che quel di più se tu azienda stabilizzi la persona, cioè dopo un contratto a tempo determinato la fai passare ad un tempo indeterminato, noi Governo ti restituiamo una parte di quel po’ di più che hai speso».
La Fornero ha menzionato anche il tanto agognato articolo 18: «Ho sempre detto che non sono il ministro soltanto dell’articolo 18, non ho nessun interesse a fare una riforma che verta soltanto sull’articolo 18. Quello che traduce abbastanza bene il mercato del lavoro è dinamismo. Vuol dire avere un più facile accesso e non uscita bloccata. Dobbiamo mettere insieme queste cose. Fino a quando ci focalizziamo sul fatto che alcuni che sono dentro hanno le uscite bloccate, è più difficile favorire l’accesso per glii altri. Non si parla di libertà di licenziare e le imprese licenziano comunque. Vuol dire non tenere più attaccato il lavoratore a quel posto di lavoro, anche quando non è produttivo, ma passare ad una filosofia in cui aiutiamo il lavorare ad entrare».
La Fornero è ritornata anche sull’ASPI, ossia l’assicurazione sociale per l’impiego e ha detto che il Governo deve aiutare i lavoratori quando escono dal mercato del lavoro garantendo loro un reddito che li aiuti a trovare un impiego e non a restare immobili perché al momento «si è creata una sorta di equilibrio tra cassa integrazione ordinaria, cassa integrazione straordinaria e mobilità che non aiuta il lavoratore». Fazio le ha chiesto se si riferisse al reddito minimo garantito, ma il ministro ha fatto capire che la decisione del Governo non va in tal senso. E mentre Fornero parla di flessibilità, da un sondaggio di Randstad emerge che la gente continua a sognare il posto fisso. Staremo a vedere.
Ecco l'intervista di Fabio Fazio al ministro Fornero tratta dal canale Youtube di Rainews24.